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30 mar 2019

[Commenti\Rant] Metroid, e le mie polemiche da retrogamer

Sotto alcuni punti di vista, potrei essere considerato un retrogamer. Nel senso che arrivo ai giochi con anni di ritardo. Un po' perché sono tirchio, quindi tendo ad aspettare che sia software che hardware scendano drammaticamente di prezzo. Un po' perché mi piace conoscere la storia dei media che amo, per imparare l'origine degli elementi migliori, gli errori da non ripetere, i vecchi modi di pensare, quindi passo molto tempo su opere che "mi sono perso" negli anni. Sono abbastanza rigoroso, su questo: uno che si dice, ad esempio, amante del metal, non può prescindere dall'ascolto di Black Sabbath, Judas Priest, Jimi Hendrix, e direi pure Beethoven e Čajkovskij; favolosi i Protest the Hero, belli i Fleshgod Apocalypse, ma building the future and keeping the past alive are one and the same thing. Un po' perché ho questa fisima mentale che devo godermi le cose in rigoroso ordine cronologico (capite bene che quindi entrare in robe come Final Fantasy o Doctor Who per me è proibitivo). Un po' perché si avvicinano i trent'anni e la nostalgia, ipsi dixerunt, è canaglia.

Insomma, ovviamente ho acquistato sia il NES Mini che lo SNES Mini. Anche se per me, in realtà, sono territorio totalmente inesplorato: la mia prima console fu la PS1, i miei primi giochi furono i classici LucasArts e i primi FPS su PC. L'intento era quindi di farne un'esperienza istruttiva, un archivio storico da tenere in casa per la mia collezione. 

Da questo punto di vista, il NES Mini mi ha già insegnato una cosa importante: che quelli che parlano della generazione NES come "i bei vecchi tempi, quelli sì che erano bei giochi" probabilmente dicono stronzate.

Mi rendo perfettamente conto di essere cascato in una mossa commerciale ignobile, grazie. Insultatemi pure, me lo merito.

Ok, facciamo un passo indietro. Come detto, non vengo da Super Mario e dalle macchinette, vengo da Monkey Island e da Wolfenstein. Credo di non aver mai frequentato le sale giochi, da piccolo, diversamente dalla maggior parte della mia generazione. In parte perché per i primi 18 anni della mia vita non ho mai avuto più di due amici contemporaneamente, e in parte perché... la prima volta che lo feci, dopo aver pregato mille volte i miei di darmi una monetina per farlo (Liguria, ricordate?), mi resi conto subito del loro modus operandi: oh mì mì, ci ho messo una moneta e poi è così difficile che sono morto subito e mi ha rimandato all'inizio? E ci devo pure mettere un'altra moneta?!? Ma ti m'ae piou pe' Berlusconi?, a l'è a mae paghetta de n'a shmann-a, loasso che t'ei nen atro!

Fu così che misi una pietra tombale sull'intero mondo delle sale giochi e degli arcade: da ligure e da persona abituata al quicksave-quickload continuo, quel tipo di design mi faceva ribrezzo. E, lo ammetto, me lo fa tutt'ora.

Avrete già intuito, dunque, che io abbia avuto problemi con i titoli del NES Mini, in larga parte figli di quella filosofia di design. Titoli in cui i limiti tecnici da una parte (il poco spazio sulls cartucce, l'impossibilità di avere veri e propri salvataggi ecc.) e l'ingenuità dei primi pionieri di un mondo nuovo dall'altra facevano concepire il gioco quasi come un endurance test di puro trial and error, che in pochi dovevano arrivare a finire e ancora meno a completare, se non scambiandosi trucchi e scoperte con gli amici (o comprando le guide ufficiali, ché le pratiche imprenditoriali ignobili mica le hanno inventate ieri). Mi saltano alla mente Ghost And Goblins, Super Mario, Donkey Kong, Gradius (in una dozzina di tentativi non ho ancora superato il primo livello), Contra, ovviamente Pac Man, insomma tutti quei giochi che persino uno dei film più stupidi di Adam Sandler riassunse come "imparare degli schemi a memoria". 

Ma vorrei soffermarmi, in particolare, su Metroid, perché è il primo che mi sono sforzato di completare.

1986
Inutile negare che abbia avuto un impatto difficilmente quantificabile nell'industria, introducendo uno dei primi sistemi ad esplorazione libera (dopo The Legend of Zelda e altri precursori su vari sistemi home computer) e contribuendo a creare un genere, il Metroidvania appunto, in cui un mondo di gioco non-lineare e semi-aperto si espande gradualmente tramite upgrade che aprono nuove vie e facilitano il combattimento. Da non sottovalutare anche il fatto che contenesse forse una delle prime protagoniste femminili in un ambiente (allora sì) in gran parte dominato dagli uomini, e da lodare l'attenzione data alla creazione di un'atmosfera davvero immersiva e oscura, opprimente, aliena. Si trattò indubbiamente di una pietra miliare.

Allo stesso tempo, però, è anche un po' una ciofeca ingiocabile, con occhi moderni ma anche con nostalgia goggles molto generosi.

In teoria, il cuore del gioco sarebbe nell'esplorazione di un ambiente pieno di insidie e pericoli. L'assenza di una mappa per esplorare l'ambiente non sarebbe un problema, se non fosse che le stanze sono TUTTE UGUALI, e che non viene fornita nemmeno la più minuscola informazione, il più minuscolo indizio su cosa si debba fare e dove si debba andare, per cui "esplorare" diventa "girare completamente a caso finché qualcosa non funziona". Ci sono poi porte speciali che si aprono solo con CINQUE missili, il numero massimo trasportabile con il primo upgrade, ovvero quanto basta per farti pensare che sia l'idea sbagliata. Prima di leggere una guida e scoprire che il gioco ti stava attivamente prendendo per i fondelli. Aggiungete, a questo, passaggi segreti individuabili solo tentando cose a caso contro muri identici a tutti gli altri, e il quadro è abbastanza desolante.

Il resto del gameplay è dato da quel modello di combattimento a piattaforme molto comune all'epoca. Anche questo però non brilla per perfezione esecutiva: i salti sono imprecisissimi e ingestibili; il 90% dei nemici attacca ad angolo o dal basso, e Samus può solo sparare in tre direzioni senza nemmeno potersi accucciare (non si tiri fuori la scusa dei limiti tecnici: Contra faceva sparare in otto direzioni!); il respawn continuo dei nemici rende impossibile qualunque ritirata strategica, e a ogni morte si ricomincia con 30HP indipendentemente dal numero di potenziamenti sbloccati, così che si perdono delle mezz'ore a farmare energia. Elemento che risulta ancora più insopportabile quando si sta riprovando uno dei tre osceni, indecenti boss (due dei quali si possono affrontare solo tankando, in una misera dps race).

CORRIDOI VERTICALI INFINITI

Non dubito che, senza i savestate permessi dall'emulatore e senza una mappa perennemente aperta sul tablet, non sarei mai riuscito a farcela. Non ne avrei avuto la pazienza allora, figurarsi adesso. Non solo perché, come ovvio, ciò che Metroid aveva da offrire è stato raffinato esponenzialmente nei successivi trent'anni (Dark Souls e System Shock sono i primi esempi che mi vengono in mente): difenderò fino alla morte il valore intrinseco dell'esplorare la storia di un medium, soprattutto per i giovani, quindi il semplice fatto di essere "acerbo" non basta come spiegazione. Sto proprio dicendo che, al netto delle già fatte considerazioni su come io non sia più il gamer di una volta, Metroid probabilmente non era granché nemmeno all'epoca.

Ammetto di ammirare chi sia riuscito a completare Metroid o Ghost And Goblins in un'era precedente all'internet e agli emulatori, perché sono abbastanza convinto che quei giochi non fossero stati progettati per gli esseri umani. Così come capisco quelli che, all'epoca, avendo solo quello per giocare e non potendo ovviamente fare il confronto con giochi fatti bene diversi, li ha sviscerati e adorati. Ma quelli che oggi, dopo la grandiosità irraggiunta della generazione PS2, giustificano e anzi glorificano quel design, e se la prendono coi "giovani d'oggi che vogliono essere imboccati e non vogliono impegnarsi", quelli insomma per cui anche oggi la qualità di un gioco è funzione della sua difficoltà esoterica come degli ancap socialdarwinisti... quelli no, non li capisco. Non riesco a interpretare questo loro modo di concepire il videogioco se non come una qualche forma di Sindrome di Stoccolma.

Se invecchiando diventerò così, vi autorizzo fin d'ora a prendermi a ceffoni con cadenza settimanale.





PS: Metroid mi ha anche insegnato che Dark Souls veramente non ha inventato quasi niente.

27 mar 2019

[Angolo del Mugugno] A.d.M. 6 - Di ipocrisie e mostri abominevoli

Bentornati all'Angolo del Mugugno, la rubrica occasionale in cui decido che forse starci i miei soliti sei mesi a scrivere un post è inutile se voglio toccare cose di stretta attualità, e in cui mi concedo di parlare come se fossi al bar. Ultimo per un po', sto già preparando alcuni articoli di stretta nerdaggine. Ma sempre mugugnando.

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1) I MOBA sarebbero dei videogiochi interessantissimi se il genere non fosse stato mandato completamente in merda da un business model ignobile. 

2) Da un lato, abbiamo una cinquantina di persone che, pur in una condizione di forte stress e gravissimo rischio per la propria incolumità, si sono dimostrate in grado di mantenere la razionalità e la lucidità di collaborare come una squadra per chiamare soccorsi in maniera rapida ed efficace, permettendo a questi ultimi di risolvere senza spargimenti di sangue una potenziale strage. Dall'altra, centinaia di persone si affannano per strumentalizzare la vicenda per opposti fini propagandistici ("L'eroe è egiziano! Hai capito, razzista di merda? E G I Z I A N O!"), urlano qualcosa sulle "risorse boldriniane" (è nato in Francia ed era cittadino italiano, geni) o sullo ius soli, e ventilano senza apparente intento satirico cittadinanze ad honorem per uno degli eroi di cui sopra (solo uno, ovviamente, perché non perdiamo mai l'occasione di renderci ridicoli). Scusatemi, chi sono i bambini e chi sono gli adulti, qui? Fatico a capirlo.

3) L'odio di classe che traspira dall'onda di ridicolo che viene riversata aprioristicamente sul Reddito di Cittadinanza da quella che dovrebbe essere la sinistra (dalla destra è normale) è una delle cose più significative di questa confusa fase politica.
3bis) Il RdC è una misura-tapullo, pasticciata, con molte falle sia a livello di applicazione che di limitatezza della sua portata (rimane fondamentalmente un modo per sostenere un sistema economico morente introducendovi del consumo senza minimamente intaccarlo, mentre si legano i riceventi ad accettare qualunque proposta sia disponibile). Ma è una spia. Una spia che punta i riflettori su una falla del capitalismo moderno talmente grande ed evidente che persino degli economisti sul Sole 24 Ore la fanno notare.
3ter) Sento persone che di fronte a dichiarazioni tipo "il RdC potrebbe scoraggiare alla ricerca del lavoro considerando che lo stipendio medio dei giovani è sugli 830 netti al mese" si indignano… contro il RdC. Non contro il fatto che sia possibile lavorare 40h a settimana venendo pagati meno (o 50€ in più) della soglia oggettiva di povertà. Contro il RdC.
3quater) Poi si scopre che in Lombardia e Piemonte ci sono state più richieste per il RdC che in molte regioni del sud, e tutti (tranne quelli che ancora conservano, indefessi, un minimo di contatto con la realtà) cadono dal pero.

Cos'è questa sensazione? Questa reazione istintiva che mi sale dalle viscere alla lettura di questa dichiarazione? Ah sì, si chiama cringe.

4) Ho dovuto fare un corso di 12 ore sulla sicurezza, come obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro. L'ho trovato molto interessante e istruttivo non solo per i contenuti, ma anche per le reazioni che ha suscitato. Ero circondato da insegnanti; finché la lezione trattava dei comportamenti da tenere in caso di alluvione o terremoto, si dimostravano interessati e seri, e anzi facevano domande pertinenti e precise. Quando però si è iniziato a parlare dello stress lavoro-correlato, e in particolare di burnout e mobbing, sono iniziate a fioccare le battutine. "lol ce le ho tutte che bello sono in burnout c'ho la depressione così sto a casa", "eh ma il mobbing strategico è difficilissimo da dimostrare non ci si può fare niente", "eh ma il mondo del lavoro è così adesso qualsiasi cosa è stress" eccetera. Ecco, ho trovato molto significativo che persino degli insegnanti, quelli che dovrebbero rappresentare l'élite colta del Paese, si siano dimostrati più interessati a combattere dei fenomeni naturali catastrofici che delle minacce alla propria salute dovute a comportamenti umani scaturiti da decisioni deliberate. Insomma: il terremoto si può combattere e anzi ci si lamenta se non viene previsto, un sistema economico e lavorativo che genera condizioni di malessere psicofisico (=un qualcosa di complesso ma umano, quindi modificabile e controllabile) è ridicolo pensare di farci qualcosa.
4ter) Quando persino degli insegnanti non si dimostrano interessati a riconoscere non dico la centralità del conflitto capitale-lavoro, ché quello è un fetish mio, ma nemmeno i diritti che già adesso vengono riconosciuti ai lavoratori, nemmeno il semplice fatto che il mobbing strategico è un illecito penale e come tale va affrontato… ecco, credo che anche questo la dica veramente lunga sull'egemonia mentale del capitalismo e sulla nostra abitudine, come italiani, di darci per vinti in partenza nei confronti del potere.

5) Quando alcune comunità di africani manifestano in prima persona, denunciando imperialismo occidentale (e francese in particolare) come principe dei loro problemi, Franco CFA esplicitamente compreso, noi non ce li caghiamo perché siamo troppo impegnati a dire quanto importante ed inclusiva e "momento spartiacque" fosse quella marea di pelli bianche che marciava sotto l'egida dell'antirazzismo, guidata da un partito che dice che il Franco CFA è una scemenza, se non addirittura una risorsa, se non addirittura una "fake news" di Dibba. Evidentemente ignorando che moltissimi africani si battono contro il Franco CFA da prima che il M5S fosse anche solo concepito. Quasi come se a una certa parte politica non interessassero davvero il benessere e la libertà degli africani, ma solo "sentirsi buoni" e farsi propaganda sulla loro pelle. Esattamente come, dal lato opposto, fa quell'altro, il food blogger mancato.
5bis) I due sono anche accomunati dal non avere la minima intenzione di cambiare il macrosistema che determina lo sfruttamento, la povertà, e quindi lo sradicamento e l'emigrazione di tutte queste persone



6) Toninelli is the new Nardella (cit. Andrea Scanzi) ed è ormai asceso a Lercio vivente (cit. Marco Disumano), ogni volta che apre bocca il cringe decolla nell'immensità astrale, ma la sparata della portabilità della targa è molto interessante. Nel senso che è una di quelle cose rispetto alle quali ho sempre pensato "ma per quale assurda congiunzione di astruse malattie mentali neurodegenerative non è già così almeno dagli anni '70?". Che a tirare fuori un'idea del genere sia stato il Concentratissimo è credo altamente significativo di quanto bassa sia la media della politica italiana. 

7) La burocrazia italiana è un mostro lovecraftiano. Nel senso che è qualcosa di talmente immenso, onnipotente, inconcepibile, espresso in una lingua talmente arcana e ricercatamente esoterica, che al solo contemplarla la mente umana impazzisce, incapace di accettare la propria insignificante piccolezza e impotenza. Ph'nglui mglw'nafh Modulo F24 R'lyeh wgah'nagl fhtagn. 
7bis) Mia madre è ragioniera, io sono linguista abituato a testi specialistici e filosofici. Per capire cosa diamine ci fosse scritto nei moduli di un concorso del MIUR abbiamo dovuto rivolgerci a un interprete arabo specializzato, a un sensitivo indonesiano e a un prete del Culto di Yog-Sothoth.

8) NEW RULE: qualcuno deve dire a Zucconi che non è così intelligente quanto crede di essere.

Vola basso, zucca. Già solo la forma e l'intento di questo tweet ne smentiscono il contenuto. Ci manca solo un meme di Pepe.

9) A proposito di mostri abominevoli. Ho ponderato a lungo se siano più odiosi quelli che non mettono la freccia in rotonda o quelli che ti stanno attaccati al culo senza rispettare le distanze di sicurezza. Sono arrivato alla conclusione che siano più odiosi i primi. I secondi, infatti, pur essendo più pericolosi, possono essere contrastati: posso fingere di frenare, posso sparargli i retronebbia negli occhi, posso rallentare fino a farli impazzire, nella peggiore delle ipotesi se si arriva all'incidente è sempre colpa loro che hanno colpito da dietro. Contro i primi, invece, non posso fare altro che imprecare impotentemente attraverso il parabrezza, e se per disgrazia succede che, ingannato, provochi un incidente, finisce per essere colpa mia che non ho rispettato la precedenza.

10) Ho tirato tante stoccate alla pseudo-sinistra e tante altre ne tirerò sul piano sociale, ma non dimentico che sul piano civile il mio nemico più grande è dall'altra parte. Il cosiddetto "Congresso delle Famiglie" di Verona è un abominio morale raccapricciante, totalmente distaccato dalla realtà, che sembra aver raccolto alcune idee dai rigurgiti fognari della Londra del XVI secolo.

18 feb 2019

[Angolo del Mugugno] A.d.M. 5 - Il lento suicidio del M5S

Bentornati all'Angolo del Mugugno, la rubrica occasionale in cui decido che forse starci i miei soliti sei mesi a scrivere un post è inutile se voglio toccare cose di stretta attualità. Oggi AdM quasi monografico.

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1) Comunque vada, la questione dell'autorizzazione a procedere per Salvini finirà male per il M5S. Se la concederanno, il rischio di caduta del governo sarebbe concreto, e perderebbero il voto di quegli elettori meno legati alle origini ideologiche del Movimento. Se non la concederanno, avranno ufficializzato al mondo la propria sudditanza a Salvini e avranno tradito uno dei propri tratti caratterizzanti primigenei, quindi perdendo qualsiasi residua pretesa di "purezza" e "diversità". E, con essa, molti degli elettori ideologici della prima ora. 

2) Smettiamola di trattare la caduta del governo in caso di autorizzazione a procedere verso Salvini come un'ovvietà, un dato di fatto: non sarebbe una legge fisica incontrovertibile della natura, sarebbe una scelta. Una scelta della Lega, che quindi dovrebbe assumersi di fronte agli elettori la responsabilità di aver fatto cadere il "governo del cambiamento" per ripicca personale. Come un bambino di cinque anni. 

3) A proposito della vicenda Diciotti: che Salvini abbia agito nell'ambito del proprio ruolo di ministro è incontrovertibile. In questo senso, chi rimarca la differenza rispetto alle autorizzazioni chieste per reati compiuti al di fuori del ruolo istituzionale e/o per guadagno personale (corruzione, frode fiscale ecc.) ha oggettivamente ragione. Il caso Salvini non è equiparabile al caso Raggi, o agli innumerevoli casi Berlusconi. 
Quello che i magistrati contestano è il metodo: i mezzi che ha usato Salvini rientrano nell'alveo delle leggi (nazionali e internazionali) e della Costituzione? Lo scopo era tale, di tale importanza e urgenza, da giustificare l'esondazione da quell'alveo? La mia opinione è un secco "no", ma non sta a me deciderlo. È proprio questo il punto: nemmeno un ministro può agire al di fuori della legge, e nemmeno un ministro può sottrarsi al giudizio della legge. Se il M5S vuole davvero essere coerente con le idee che ha sempre sbandierato, deve concedere l'autorizzazione senza esitare, compattamente, checché ne dicano gli iscritti.

Ah, the good ol' days...

4) A prescindere da questo caso, l'emorragia di voti di un M5S in calo costante è un innegabile, e, a mio personalissimo parere, inarrestabile.
Il Movimento sta pagando le numerose giravolte e i numerosi compromessi a cui sono dovuti scendere: un po' perché si sono scontrati con impossibilità materiali (che avrebbero potuto e dovuto prevedere); un po' perché quello che hanno promesso è stato o disatteso o castrato (TAP, chiusure domenicali, Ilva, RdC, mancata nazionalizzazione di Autostrade ecc.); un po' perché ostaggi di un alleato che, pur con pochissime azioni concrete all'attivo (seriamente, la Lega cosa diavolo ha fatto in questi mesi a parte un DL Sicurezza peggiorativo?), è abbastanza esperto da monopolizzare l'attenzione (e i media, soprattutto quelli a lui avversi, sono abbastanza stupidi da dargliela); un po' perché quando si fa un'alleanza è inevitabile; un po' perché la loro comunicazione è stata talmente ambigua che hanno tirato dentro tutto e il contrario di tutto. Il risultato è che l'ala sinistra del Movimento si sgretola, e il vasto popolo dei delusi di sinistra  (molto più esigenti di quelli leghisti) va a rinfoltire le file dell'astensione. Allo stesso tempo, però, l'ala più xenofoba, reazionaria e complottista li trova troppo "morbidi", e riscopre invece una Lega totalmente diversa da quella succube di Berlusconi esistita fino a 4 anni fa, dunque salta sul Carroccio del vincitore. 

4bis) A questo riguardo, lasciatemi dire una cosa: a giudicare dai commenti che vedo in giro, credo che buona parte di quelli che il 4 marzo hanno messo la crocetta sulle cinque stelle li abbia votati senza veramente aver capito cosa stavano votando. I no vax che gridano al tradimento quando il M5S non è mai stato no vax; i no euro che gridano al tradimento quando il M5S non è no euro almeno dal 2014; quelli che gridano allo scandalo per la posizione non interventista sul Venezuela, quando quella è sempre stata la loro idea in politica estera fin dai tempi della Libia. Quelli che gridano all'infamata contro chi vorrebbe votare l'autorizzazione a procedere, quando la battaglia contro i privilegi giudiziari della politica è stata, tipo, l'atto fondatore del Movimento. Persino gente che se l'era presa con la Appendino quando aveva riconosciuto i figli delle unioni gay. Ragazzi, ma dove siete stati in questi anni? Non è che avete creduto alle balle raccontate dagli antigrillini, li avete presi davvero per un partito razzista fascista antieuropeista ecc., e li avete votati per quello? 
4ter) Non vorrei fare sempre lo stronzo della situazione, perché non mi ci diverto mica, però… io ve l'avevo detto. Io l'avevo detto che il M5S avrebbe compiuto un suicidio elettorale alleandosi con la Lega. Certo, mi tocca ammettere che non c'era altra soluzione: un'alleanza M5S-PD sarebbe stata impossibile, e sarebbe stato parimenti un suicidio elettorale per entrambi. Insomma, nonostante tutto, il governo gialloverde era la migliore delle alternative possibili nello scenario dato. C'è un che di tragedia greca, in tutto questo.
4quater) Non è vero, mi ci diverto da morire a dire "ve l'avevo detto". 

5) E in tutto questo, l'opposizione continua, con una costanza e un impegno quasi ammirevoli, a sforzarsi di essere sempre un pelo più ridicola, un pelo più a destra, un pelo più irritante del troiaio gialloverde. La vasta prateria delle critiche da sinistra rimane disabitata se non per piccole tribù in lotta fra loro, mentre il CSX si trova a dire le stesse cose di Confindustria (e a criticare la Nutella di Salvini o i congiuntivi di Conte), e Berlusconi… beh, Berlusconi è Berlusconi. Ogni volta che parla sento un misto fra il tema de Il Padrino e Entry of the Gladiators.
5bis) Se mi cercaste, mi troverete in quella prateria a fare la spola fra una tribù e l'altra per cercare inutilmente di portare la pace e di convincere i disperati vagabondi che vi errano ad unirsi. Tranne Rifondazione, però, persino io ho degli standard.

6) Riguardo la manifestazione unitaria dei sindacati del 9 febbraio. Da un lato, non posso non evocare la regola d'oro per cui, se sei nella stessa piazza con Confindustria, forse è il caso di farti due domande. Dall'altro, una così vasta partecipazione a un movimento dei lavoratori è una cosa senza dubbio positiva, e se Landini (nonostante i suoi recenti, inspiegabili voltafaccia su alcuni temi) riuscisse a riportare al centro del dibattito politico il sindacalismo, avrebbe già condotto un gigantesco passo avanti.




6 feb 2019

[Rant] Ecotasse: non servono tapulli, serve ripensare l'economia


Foto di Charly Triballeau, RTL.fr

Il fenomeno dei gilet gialli in Francia, a prescindere da qualsivoglia considerazione sulla sua natura e la sua portata, ha dato origine a numerose discussioni riguardo il suo punto di partenza, il suo elemento scatenante: la "ecotassa" sui carburanti volta a scoraggiare l'uso di automobili a benzina a favore di mezzi pubblici e automobili più ecologiche. 

Ignorando il fatto che questa sia stata solo la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, e che la protesta ha origini molto più diffuse e profonde, ho trovato molto interessante il fatto che alcuni commentatori abbiano difeso la necessità di imporre con la forza provvedimenti ecologici anche se impopolari. 

Il concetto, di per sé, è a mio avviso condivisibile: di fronte a una situazione climatica che minaccia la sopravvivenza stessa della civiltà umana, e in cui lo smog provoca ogni anno centinaia di migliaia di morti premature, i provvedimenti per impedirlo passano sopra a qualunque altra considerazione, che piacciano o meno ai cittadini.

Ecco un esempio.
Ammesso, però, che quei provvedimenti siano davvero utili a quello scopo. Ed è qui che casca il proverbiale asino. 

Imporre una tassa orizzontale sulla benzina e basta, a suon di "Non hanno i soldi per il diesel? Che si comprino un'auto elettrica!" (echeggiando il più famoso "che mangino brioche!", e forse non è un caso che anche stavolta fra i francesi sia aleggiata l'idea della ghigliottina) è una mossa talmente vuota, talmente ridicola, talmente miope, che persino il M5S (notoriamente tutt'altro che un tabernacolo di premi Nobel) ne ha tirata fuori una migliore, quando ha proposto una tassa sull'acquisto di auto a benzina nuove e l'ha accompagnata a incentivi per l'acquisto di auto elettriche. Le ragioni sono molteplici:
  1. Le persone usano l'automobile per andare a lavorare, o comunque per viaggi non rinunciabili. 
  2. Non tutti hanno i soldi per permettersi di cambiare auto, quindi una tassa di questo tipo punisce le persone per ciò che hanno già (magari una Golf di vent'anni fa o un pandino comprato usato nel 2010) invece di aiutarli a cambiare. 
  3. Non tutti vivono o lavorano in luoghi dove ci sono distributori di GPL (per dire, il più vicino a me è a 30km da casa mia).
  4. Non tutti vivono o lavorano in luoghi dove i mezzi pubblici sono frequenti e capillari. Per esempio, mio padre non avrebbe nessun modo di recarsi al lavoro con mezzi pubblici, se non trasformando un viaggio di 20 minuti in uno di 90 minuti con lunghi tratti a piedi. 
  5. Non tutti vivono o lavorano in luoghi dove muoversi a piedi o in bicicletta è praticabile.
  6. Non tutti svolgono attività d'ufficio, o comunque tali da poter rinunciare all'auto privata: ad esempio, sfido chiunque a fare il musicista o l'elettricista in autobus. Portare 40-50kg di attrezzatura (dal valore di migliaia di euro) in autobus, all'andata verso un localino sperduto in culo ai monti, e soprattutto al ritorno, dopo il concerto, alle due di notte.
  7. Aumentare il costo della benzina significa aumentare il costo dei trasporti, il che percorre tutta la filiera verso il basso facendo alzare il prezzo di T U T T O. Dai pannolini ai libri, dalla pasta ai vestiti, e anche i mezzi pubblici. Ovviamente a danno delle classi meno agiate. Mi si dirà: infatti bisogna convertire anche in quel campo l'alimentazione da benzina ad altro. Benissimo: si faccia quello. Ché cosa glie ne frega alla grande distribuzione di pochi euro in più di benzina, se tanto qualunque spesa extra sostengano possono scaricarla sull'anello successivo della catena, magari pure ricavandoci un guadagnino extra se sono furbi? 
  8. L'inquinamento da auto private è una percentuale tutto sommato esigua del totale, paragonata ad esempio agli aerei, all'industria, alla grande distribuzione, all'allevamento (il solo settore caseario è responsabile del 4% dei gas serra su scala mondiale, altre fonti attribuiscono all'allevamento intensivo nel suo complesso addirittura il 20% delle emissioni), all'importazione di frutta esotica o fuori stagione.
  9. Anche parlando del solo inquinamento delle auto private, quello provocato dagli scarichi è solo una parte rispetto a quello provocato, ad esempio, dalle particelle liberate nell'usura di freni e pneumatici, che ovviamente rimarrebbero anche con auto elettriche o a metano.
E se potessimo far sì che, semplicemente, metà di queste persone non abbiano più il bisogno di muoversi così di frequente?
La verità è che, chi sostiene misure come quella di Macron, è favorevole alla difesa dell'ambiente anche con "misure impopolari" soltanto finché sono impopolari presso il "popolo bove", finché si tratta di colpire solo le abitudini di qualche cittadino e il portafoglio di qualche campagnolo senza intaccare minimamente lo status quo macroeconomico, senza alterare significativamente le tendenze all'urbanizzazione, allo sradicamento, alla crescita del PIL come scopo fine a sé stesso.

Già, perché se vogliamo parlare di prendersi la responsabilità di tenere a freno l'inquinamento anche a costo di provvedimenti impopolari, allora benissimo, sono perfettamente d'accordo:
  • Prendiamoci la responsabilità di dire che attaccare il cambiamento climatico attaccando le sole auto a benzina è come svuotare il mare con uno scolapasta. 
  • Prendiamoci la responsabilità di dire che bisogna ripensare totalmente la distribuzione e la produzione di merci su scala globale. 
  • Di dire che bisogna almeno dimezzare la produzione e il consumo di carne in tutto il mondo, ad esempio con un equivalente delle quote latte. 
  • Che bisogna ridurre i consumi, in generale: produrre meno, gettare via meno, creare cose che durino, fare più manutenzione.
  • Che bisogna mettere un limite agli spostamenti via aereo, con buona pace dei turisti e degli uomini d'affari. 
  • Che bisogna favorire il lavoro telematico da casa per ogni tipo di lavoro d'ufficio, ché vedere un impiegato, nel 2019, farsi 20km ogni giorno per lavorare su un foglio Excel è un insulto all'intelligenza umana. 
  • Che tutte 'ste lucine di Natale ogni anno che durano da Novembre a Febbraio, accese h24, sono uno spreco intollerabile. 
  • Che tutti 'sti negozi che ogni notte tengono le luci accese anche da chiusi, per nessuna diamine di ragione se non per far vedere la merce alla movida nottambula, sono uno scempio da vietare immediatamente e senza remore. 
  • Che tutti 'sti lavoratori di Torino che ogni giorno vanno a lavorare a Milano, mentre altrettanti lavoratori di Milano devono ogni giorno andare a Torino, sono un'idiozia imbarazzante. 
  • Che sistemi di air conditioning che vadano sopra e sotto una certa temperatura semplicemente non devono essere costruiti, e se ti tieni 26° in casa a Gennaio perché ti piace stare in canottiera sei un criminale. 
  • Di dire che il trasporto dei prodotti deve essere centralizzato e razionalizzato per limitare il più possibile il numero di viaggi, anche a costo di renderlo più lento, con buona pace dei clienti Amazon Prime. 
  • Che tutti questi sacchetti e sacchettini e imballaggi e imballaggini e bottiglie e bicchieri e posate di plastica semplicemente non devono più essere prodotti, punto. 
  • Che almeno una parte delle coltivazioni per olio di girasole deve essere convertita ad olio di palma, che ha un rendimento per ettaro dieci volte maggiore. Oh, questo sì che è impopolare!
Rendiamoci conto che, se vogliamo DAVVERO parlare di manovre ecologiche per evitare il disastro, il nemico non è il pendolare con la Fiat scassata che ha trovato lavoro in un posto dove non arrivano il pullman, ma è uno e uno solo: il libero mercato. Possiamo chiamarlo consumismo, globalizzazione, neoliberismo, attaccatelo da quale angolo volete, ma quello è.


26 gen 2019

[Recensione] La Forma della Voce - A Silent Voice -

聲の形, "Koe no katachi", 2016
È un periodo meraviglioso per i film d'animazione giapponesi in Italia. Il "monopolio" in occidente dei film Ghibli è rotto, Dynit e Nexo Digital stanno importando opere sentimentali e mature, e non solo da quei registi in competizione per il mantello di "nuovo Miyazaki" (Shinkai, Hosoda ecc. BTW, consideratemi #TeamHosoda); non più limitati a storie fantastiche e semi-disneyiane (che pur spesso nascondono temi importanti), gli anime distribuiti nei cinema occidentali presentano storie sempre più umane, sempre più universali, sempre meno timorose di essere troppo psicologiche o troppo malinconiche.

La forma della voce, adattamento dell'omonimo manga di Yoshitoki Ōima, racconta la storia di Shōya Ishida, che, da bambino, si era fatto capofila del bullismo contro Shōko Nishimiya, una ragazza sordomuta appena trasferitasi nella sua classe. Quando, dopo mesi di vessazioni sempre più gravi, la ragazza si trasferisce in un altro istituto, Ishida diventa il capro espiatorio dei suoi compagni e passa da carnefice a vittima. Anni dopo, ormai isolato, rimasto senza amici e pronto al suicidio, Ishida intraprende un percorso di redenzione che lo porta, fra le altre cose, ad apprendere il linguaggio dei segni per riprendere i contatti con Nishimiya.

I trailer e le immagini promozionali di questo film sembrano presentarlo come una storia d'amore shinkaiana, con la sordità di Nishimiya a fungere da "elemento di distanza" fra i due innamorati; equivoco tutto sommato comprensibile, in un momento in cui quel tipo di composizione dei poster è stato portato alla ribalta dal successo planetario dell'eccellente Your Name (che si è trainato in Italia la riproposizione di Oltre le nuvole). Ma se certamente la regia di Naoko Yamada, già regista di K-On! (Il Capolavoro Immortale), deve molto allo stile di Makoto Shinkai e di Hideaki Anno, la storia di per sé tratta tutt'altro: è una storia di isolamento, amicizia, bullismo, senso di colpa, redenzione, egoismo nascosto nell'altruismo, accettazione di sé, e sì, anche di depressione e suicidio.


Il tema dell'isolamento da inadeguatezza, in particolare, viene esplorato in una duplice dinamica. Da un lato, quella fra Ishida e Nishimiya: lei isolata per via della sua sordità e del suo mutismo, ma in cerca disperatamente di uscire, di esprimersi, di essere accettata, finendo inavvertitamente col creare dei problemi per sé e gli altri; l'altro chiusosi dagli sguardi e dalle voci altrui a causa del suo senso di colpa e di anni di "mobbing", che cerca di farsi perdonare (e di punirsi) attraverso un ostentato altruismo mentre rimane totalmente incapace di accettare sé stesso. Il tratto comune è quindi il sentirsi soli, l'odio di sé, ma anche il sincero "fare del proprio meglio" (ganbaru) per uscirne. Le inquadrature in soggettiva (le croci sulle facce degli altri, Ishida che sente le parole altrui con la propria voce piuttosto che con la loro, l'attenzione sulle gambe dei personaggi per rimarcare il fatto sia lui che Nishimiya tengono lo sguardo basso) ne trasmettono il senso di auto-isolamento, mentre il fatto che molti dei dialoghi in linguaggio dei segni non vengano "tradotti" allo spettatore (scelta, questa, ereditata dal manga) sembra quasi voler rimarcare questo senso di distanza, estendendolo anche verso di noi, chiudendo Ishida e Nishimiya in una bolla separata tanto dagli altri personaggi quanto da noi.

Li vedete i due ciliegi in fiore sullo sfondo, simbolo della bellezza caduca e del fugace vigore giovanile? Vedete come i due alberi si sovrappongono ai due protagonisti? Vedete come sono separati, ma come sembrano tesi l'uno verso l'altro, in particolare quello di destra, coi rami che "escono" da Ishida per porgersi verso Nishimiya, che invece sta sì sul limite dell'albero dietro di lei? Ecco, sono queste belinate simboliche che mi fanno godere come un riccio.
Dall'altro lato, la dinamica fra i due ed il gruppo di vecchi e nuovi amici: tutti personaggi ben caratterizzati e tutt'altro che privi di colpe e difetti. I vecchi compagni delle elementari, in particolare, sembrano bloccati nel passato, incapaci di vedere oltre le colpe di Ishida o di riconoscere le proprie (il narcisismo di Kawai, la codardia di Sahara ecc.). Eppure la loro amicizia, e i loro sforzi fallaci, spesso proprio controproducenti, ma sinceri, saranno cruciali nella risoluzione dei conflitti dei due protagonisti. Purtroppo non posso non notare come gli archi dei personaggi secondari siano estremamente limitati, se non proprio assenti o appena accennati, ma temo sia inevitabile quando un manga di sette volumi viene ridotto a un film di due ore. Ciò nonostante, vengono dipinti in modo sì statico, sì abbozzato, ma colorato e vivace, e riescono quindi a essere comunque interessanti.

Il character design sembra un misto fra lo stile Kyoto Animation e lo stile di Yoshiyuki Sadamoto.
Il che, dal mio punto di vista, equivale più o meno a come mi immagino il paradiso.

Ora, chi mi legge e chi mi conosce lo sa. Mi atteggio tanto da comunistaccio duro e metallaro, ma sono in fondo un tenerone con un animo inguaribilmente saturnino. Ho pianto su AnoHana, ho pianto su Wolf Children, ho pianto su Aria, cavolo ho pianto pure sul finale di Black Rock Shooter. Atmosfere di soffocante malinconia, di depressione, di ironia tragica o di inevitabilità tragica, di colpa e redenzione, di innocenza incompresa e maltrattata, su di me hanno effetto facile e immediato. Non ho problemi ad ammettere che ogni volta che Nishimiya provava a parlare, o provava ad essere accettata e veniva respinta, mi si stringeva il cuore. Sì, lo so, "must protecc", "weeaboo" e tutt'un po', mi commuovo con le cose tenere e mi incazzo con le ingiustizie, fatemi causa, cosa vi devo dire?

Quindi, il fatto che La forma della voce mi abbia colpito profondamente, al punto che mi sono trovato più volte a ripensarci nel corso dei giorni successivi alla visione, è significativo solo fino a un certo punto. Razionalmente, mi rendo conto che alcune scene sono eccessive e poco credibili, e che in alcuni suoi tratti sa veramente di affrettato e di melodrammatico. Emotivamente, però, eccomi qui a consigliarlo con tutto me stesso. L'ho trovato potente, intenso, e persino profondo nel modo in cui tratta alcuni temi più psicologici (nemmeno Nishimiya è del tutto innocente).

Ecco, dovessi descriverlo con termini di paragone, lo definirei come situato ad un ipotetico punto di incrocio fra AnoHana (l'atmosfera, la compagnia di amici da riformare, il fare i conti col passato), Neon Genesis Evangelion (i personaggi di Ishida, Ueno e Nishimiya, l'odio di sé stessi) e Makoto Shinkai (alcune scelte registiche, la distanza psicologica e l'incomunicabilità fra le persone, il legame quasi fatale fra due anime distanti). Però animato da Kyoto Animation, che è sempre un plus.

Fanart di Tama is zining (@soulc1ty), a mio avviso semplicemente PERFETTA.