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4 feb 2018

[Commenti] Star Wars Jedi Knight II: Jedi Outcast


Con questo secondo capitolo della saga Jedi Knight e quarto della saga Dark Forces, il Chuck Norris della galassia lontana lontana entra gloriosamente nell'epoca d'oro del PC gaming con il titolo che ha cementato la sua fama, con quello che ancora oggi, quindici anni più tardi, è considerato uno dei migliori videogiochi del brand Star Wars. Unendo la frenesia e l'esplorazione degli shooter vecchio stile con la profondità d'azione data da spade laser e poteri della Forza, Jedi Outcast presenta una campagna single player eccellente e il miglior sistema di combattimento melee fra lightsaber che sia mai stato creato.

Prodotto dalla Raven Software, già creatori dell'ottimo Star Trek Voyager: Elite Force (da cui palesemente eredita non solo il motore ma anche molti asset grafici e audio), Jedi Outcast è un perfetto figlio dell'epoca del videogaming verso la quale sono più nostalgico: il periodo in cui il PC gaming era volto al dare libertà di cazzeggio al giocatore pur in una campagna lineare e diretta; il periodo in cui il multiplayer e il single player erano in due eseguibili separati, istituendo una sacrosanta apartheid fra le due categorie di giocatori; il periodo in cui premevi shift+tilde e ti si apriva la console e potevi inserire tutte le cheat e i codici di questo mondo, e giù di god mode e bullet time e spawn di centinaia di nemici, ché alla Raven Software cosa glie ne deve mica fregare se usi le cheat o no?; il periodo in cui il tasto F12 era fisso sul quicksave e i checkpoint te li facevi tu dove diavolo volevi; il periodo in cui il modding era nel suo momento di esplosione; il periodo in cui la grafica e il realismo contavano fino a un certo punto e si potevano lasciar perdere se significava togliere risorse alla profondità narrativa o ludica (Deus Ex è del 2000, Outcast del 2002!).

Screenshot da GOG.com
La storia segue Kyle Katarn che, dopo aver lasciato l'Ordine dei Jedi a seguito della disavventura con l'antico tempio Sith che l'ha visto quasi cadere al LatoOscuro, è tornato a lavorare come mercenario della Nuova Repubblica insieme alla sua compagna Jan Ors. Durante una missione in un piccolo avamposto militare dell'Impero Rimanente, i due scoprono che l'ammiraglio Galak Fyyar sta conducendo esperimenti su alcuni cristalli molto simili a quelli usati nella costruzione delle spade laser. Seguendo questa pista entrano in contatto con Desann, un Jedi Oscuro, e Kyle si scopre impotente e incapace di contrastare la sua maestria nella Forza. Deciso a fermarli e a vendicarsi, Kyle decide di riprendere in mano la lightsaber.

La storia è evidentemente molto semplice, eppure perfettamente funzionale nel contesto del gioco. Il protagonista, nonostante tutte le infinite battute su come il superlaser della Morte Nera sia una versione più debole della sua pistola blaster, è presentato qui in realtà in modo molto umano: nel suo senso dell'umorismo, nel suo sentire di aver fallito come Jedi, nel suo temere la tentazione del Lato Oscuro, nel suo rimorso per come l'aver abbandonato le vie della Forza venga a causare indirettamente la morte di una persona che ama, nella rabbia e nella sete di vendetta che lo motivano addirittura ad attingere al potere della Valle dei Jedi e al Lato Oscuro, nella gioia dello scoprire viva la compagna che credeva morta che lo redime e lo fa diventare finalmente uno Jedi completo, saggio, controllato. Il suo è un arco non particolarmente complesso, ma completo e perfettamente in linea con i temi dell'universo starwarsiano. Universo che, peraltro, viene sia celebrato nostalgicamente (tramite l'incontro con personaggi come Lando Calrissian e Luke Skywalker o la visita a luoghi come Bespin e Yavin 4) sia espanso e arricchito: mai, prima di allora, un videogioco aveva permesso così tanto di "respirare" davvero l'atmosfera di Star Wars, di calarsi in un mondo vivo, grande e dettagliato (complice anche un level design stellare, che in alcune mappe raggiunge una qualità quasi darksoulsiana in termini di organicità, compattezza interna e scoperta di nuove vie verso luoghi già visitati).

Dal punto di vista sia narrativo che ludico, è fondamentale il fatto che il gioco trattenga così a lungo il suo vero punto forte. I primi sei livelli, infatti (un quarto del totale!), si svolgono come un "normale" sparatutto: armi, visuale in prima persona, circle strafing e salti come se piovesse, cercare chiavi e codici per aprire porte, aggrapparsi a ogni medpack, a ogni batteria, a ogni più piccolo vantaggio si possa trovare su un nemico più forte e più numeroso, fino a quando il primo incontro con Desann non presenta una battaglia a tutti gli effetti impossibile da vincere. In questa fase il gioco è difficilissimo, monotono, quasi noioso, ma permette al giocatore (soprattutto a quello ancora memore del primo Jedi Knight!) di calarsi davvero nel personaggio, di sentire quel senso di impotenza davanti a un nemico che con un gesto della mano ci disarma e ci atterra senza neanche scomporsi. La frustrazione di Kyle è anche la nostra. Così, quando finalmente riacquisiamo le vie della Forza e la spada laser più figa mai vista, la sua voglia di vendetta è anche la nostra, e la catarsi del liberarsi di interi gruppi di nemici come un Jedi è decuplicata. Da lì in avanti, Jedi Outcast non smette mai di essere impegnativo, ma la frenesia del primo quarto è rimpiazzata da un senso di onnipotenza, di superiorità su avversari non più in grado di essere davvero una minaccia davanti a un Jedi capace di disarmarli, spingerli giù da un dirupo, fulminarli o addirittura costringerli ad attaccarsi fra loro con un semplice gesto della mano.[1] Se poi si attiva la piccola cheat che permette lo smembramento dei corpi, diventa davvero il videogioco definitivo, la ragione ultima per la quale è nato il medium, il grande scopo divino in vista del quale il Signore ispirò Nolan Bushnell.[2]
 
*nerdgasm intensifies*

Quantomeno finché non arrivano i Reborn, altri nemici dotati di spada laser, e allora il titolo entra davvero nel vivo. Il combattimento fra Jedi è semplicemente impressionante, per la varietà di approcci tattici che permette nonostante la sua semplicità quasi banale, e per la soddisfazione che riesce a dare ogni volta; ogni volta che si vince un blocco fra lame, che si abbatte il nemico dopo averlo atterrato con la Forza, che si mette a segno un preciso contrattacco, che si decapitano due nemici con un singolo fendente, o che si viene decapitati malamente perché si ha attaccato nel momento sbagliato lasciandosi totalmente scoperti. Ci credete che salvavo prima di ogni duello e dopo averlo vinto ricaricavo per giocarlo ancora? Giuro! E vi assicuro, non sono l'unico. Dai primi duelli con un singolo avversario, in un crescendo continuo fino a una battaglia aperta fra Jedi e Sith (OK non sono proprio Sith, ma capitemi) e alle boss fight con Desann[3] e la sua apprendista, è qui il vero cuore pulsante del titolo, il motivo per cui ogni volta che esce un The Force Unleashed o un Battlefront dentro tutti noi c'è ancora quella vocina che dice "sì, ok, tutto molto interessante, ma non è figo come Jedi Outcast".

Jedi Outcast, dove puoi lanciarti in mezzo a un gruppo di stormtrooper e farne spezzatino; oppure puoi usare Force Speed, saltare ad altezze inumane e fargli piovere addosso granate e blaster; oppure, puoi comportarti come un vero Jedi: deviare i loro blaster e correre in mezzo a loro, intoccato, e disarmarli uno alla volta con il Force Pull, e quando sono tutti lì a correre per la stanza con le mani alzate puoi spegnere la spada laser e immaginarti un monologo da Che Guevara della Galassia Lontana Lontana. 



Incidentalmente, Kyle Katarn non ascolta la volontà della Forza: è la Forza che ascolta la volontà di Kyle Katarn.


[1] Ché peraltro: c'è da ammettere che con tutti quei poteri da bindare o da scorrere singolarmente, senza un mouse da gaming il tutto mi sarebbe risultato molto macchinoso e poco fluido. Come diavolo facevamo all'epoca? Davvero abbandonavamo la posizione WASD per estenderci innaturalmente fino a F8 ogni volta che volevamo fulminare uno stormtrooper? Sono troppo viziato, ormai, non riesco a ricordare i tempi bui prima di possedere un mouse con 12x2 tasti programmabili.

[2] Seriamente. Create un file autoexec, mettetelo nella cartella GameData/base del gioco, e scriveteci:
helpusobi 1
g_saberrealisticcombat 3
g_dismemberment 9
g_dismemberprobabilities 100
Non serve altro nella vita. 


[3] Una boss fight osticissima, che richiede di pensare fuori dagli schemi di tutti i duelli avuti finora e che ha un paio di trucchetti nascosti nel livello per vincere in astuzia.

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